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Le inefficienze e i costi del “burofisco” ostacolano le microimprese liguri

11 Novembre 2017

In Liguria metà della spesa per l’attività tributaria comunale è da imputarsi a enti poco efficienti: si tratta di circa 15 milioni di euro. Imperia e La Spezia le province meno virtuose. Grasso (Confartigianato): «Un funzionamento efficiente e rapido degli uffici pubblici è tra le prime condizioni per fare impresa. Ma in questo labirinto burocratico, lento e complicato, le nostre realtà imprenditoriali perdono competitività»

Metà della spesa pubblica relativa all’attività degli uffici tributi dei Comuni liguri si concentra in enti inefficienti o sotto al livello di fabbisogno(cioè spesa e servizi offerti inferiori allo standard). A dirlo è l’ultima analisi dell’Ufficio studi Confartigianato su dati Mef-Sose (ultimi dati disponibili 2013, estratti a ottobre 2017), che ha analizzato spesa ed efficienza di 213 Comuni della nostra regione. In Liguria, su una spesa totale di 31,5 milioni di euro, 11,6 milioni sono da imputarsi a Comuni sotto il livello standard, 89 nel territorio. 4,9 milioni (il 15,4% del totale) sono concentrati in 65 Comuni inefficienti (la cui spesa è superiore al fabbisogno standard a fronte di servizi inferiori al livello richiesto). I Comuni sopra al livello (spesa superiore al fabbisogno e servizi superiori al livello standard), in tutto 29 nella nostra regione, assorbono circa 12 milioni di euro, mentre a quelli efficienti, solamente 30, corrispondono poco più di 3 milioni di euro di spesa.

Guardando nel dettaglio le province, un buon numero di Comuni efficienti (13) e sopra il livello (6) si trova a Savona: la spesa rispettiva è di 1,2 e 5,8 milioni di euro. Ai 21 Comuni savonesi sotto livello è da imputarsi una spesa di 1,4 milioni; altrettanti i Comuni inefficienti della provincia, con 1,7 milioni di euro di spesa relativa alle attività dell’ufficio tributi. Genova, tra le province più virtuose d’Italia, conta 9 Comuni efficienti e 13 sopra livello (la spesa è, rispettivamente, 919 mila e 3,1 milioni di euro). 25 Comuni genovesi si classificano sotto livello (la spesa è di 6,7 milioni), mentre gli inefficienti sono 17, con una spesa imputabile di poco più di 1 milione di euro. Negli “estremi” della regione troviamo le situazioni meno brillanti: alla Spezia si contano solamente 2 Comuni efficienti (161 mila euro) e 3 sopra livello (2,2 milioni), mentre quelli considerati sotto il livello di fabbisogno standard sono ben 14 (con una spesa di circa 2 milioni di euro), 9 gli inefficienti (oltre 1,1 milione di spesa). A Imperia il quadro peggiore: sui 60 Comuni presi in considerazione, 29 sono sotto livello (1,4 milioni di euro) e 18 gli inefficienti (quasi 1 milione di euro di spesa). Pochi i Comuni virtuosi: 6 gli efficienti, 7 sopra livello, a cui corrispondono spese per 698 e 817 mila euro.

«Un quadro che mette in luce quanto troppo spesso efficienza ed efficacia dei nostri uffici pubblici non vadano a braccetto con i costi della funzione svolta: costi che ricadono ovviamente su imprese e cittadini – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Un funzionamento efficiente, rapido e sostenibile degli uffici pubblici è la prima condizione fondamentale per fare impresa. Al contrario, le nostre realtà imprenditoriali devono fare i conti quotidianamente con una burocrazia a rilento, oltre a essere vessate da continue incombenze: basti pensare che, secondo la Banca Mondiale, in Italiaper pagare le imposte sono necessarie 240 ore, mentre nella vicina Francia ne bastano 139. Insomma un vero e proprio labirinto del buro-fisco che fa perdere competitività alle nostre micro imprese».

In Italia non c’è nulla di più complicato delle semplificazioni. Soprattutto quando c’è in ballo proprio il fisco. Un esempio su tutti: per gli imprenditori compensare i crediti Iva (od ottenerne il rimborso) è un’operazione talmente complessa che, dal 2010 a oggi, l’Agenzia delle Entrate ha emanato ben 13 documenti di prassi, 10 circolari e 3 risoluzioni, che tentano di fare chiarezza sull’applicazione delle due normative che regolano la materia (una legge del 1972 e una del 1997).

In tutto, le 13 circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate fanno 190 pagine di “istruzioni” stratificate negli ultimi sette anni e che, ogni volta, bisogna rileggersi perché ciascuna è zeppa di rimandi e riferimenti alle precedenti.

Sono invece 210 le scadenze fiscali in un anno, pari a 4,4 scadenze per settimana lavorativa. Una complessità nella gestione delle imposte che riguarda 75 scadenze in ambito IVA, 39 per Imposte Dirette, 36 relative a INPS, 10 per Registro, 7 per Bollo, 6 per INAIL, 5 per Assistenza fiscale, 5 per ENASARCO, 4 per IMU/TASI e sempre 4 per Sospensione termini, a cui si sommano ulteriori 19 scadenze per altri ambiti. Le scadenze si distribuiscono in maniera abbastanza omogenea: i mesi con il maggiore numero di scadenze è ottobre (26), seguito da novembre e maggio (22 scadenze ciascuna) e da giugno e luglio (21 scadenze ciascuna).

Non andiamo meglio con l’utilizzo del digitale negli uffici pubblici, che potrebbe semplificare e velocizzare molte pratiche. Ma la dotazione di Ict delle amministrazioni pubbliche locali per l'avvio e la conclusione per via telematica dell'intero iter del servizio richiesto è generalmente molto bassa. La Liguria, con sole 99 procedure disponibili on line sulle oltre 7 mila potenziali, è agli ultimissimi posti in Italia sulla base dei dati Istat: con un’incidenza dell’1,4%, si piazza al 17esimo e ultimo posto in classifica in compagnia della Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Sicilia e Valle d'Aosta.

 

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