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ACCETTATE IL CONSIGLIO (8) - Se le stelle non sono più cinque di Massimiliano Lussana

17 Dicembre 2017

Quando sono arrivati in Parlamento, hanno spiegato che avrebbero "aperto Montecitorio e Palazzo Madama come scatolette di tonno".

In realtà, spesso, ad essere "aperti come scatolette di tonno" sono animi degli eletti del MoVimento Cinque Stelle.

In Comune, nello scorso mandato amministrativo, a dire addio sono stati quattro dei cinque eletti a Tursi (il capogruppo e candidato sindaco del 2012 Paolo Putti, Emanuela Burlando, Stefano De Pietro e Mauro Muscarà), con il solo Andrea Boccaccio rimasto a tenere alto il vessillo delle Cinque Stelle ufficiali, mentre in Regione è stato Francesco Battistini a sbattere la porta,

Stavolta, grazie anche al tono sempre moderato e positivo di Luca Pirondini, non c'è stato alcun addio, ma lo studio della diaspora pentastellata in Parlamento racconta storie che sarebbero sembrate incredibili.

Alla Camera dei deputati, dove oggi gli onorevoli "grillini" sono 88, ci sono stati ventuno addii da inizio legislatura ad oggi.

Al Senato della Repubblica, dove pure a inizio legislatura gli eletti del MoVimento Cinque Stelle raccontavano che "siamo cinquantaquattro fratellini", oggi sono in diciannove gli addii e trentacinque i superstiti.

Alcuni se ne sono andati in direzione Mdp, coerentemente con le loro origini di sinistra; altri verso il Pd, sulle onde del primo e felicemente eversivo Matteo Renzi; altri ancora rinfrescano la storia ambientalista dei Verdi;  altri vagano fra le microformazioni dei gruppi Misti di Montecitorio e Palazzo Madama, dando spesso vita a neopartiti sovranisti.

Quindi, di fronte a tanti e tali casi, noi ci limitiamo a raccontare le storie più particolari e, a modo loro, divertenti, quasi da entomologi della politica parlamentare.

A partire dalla genovese Cristina De Pietro, unica senatrice eletta in Liguria per il MoVimento.

Cristina ha esordito nei Cinque Stelle, per poi passare al Misto-Misto, quindi costituire la componente della Federazione dei Verdi nel Misto, tornare nel Misto tout court ed approdare gioiosamente oggi a Forza Italia, che non è propriamente una succursale del MoVimento.

Storia simile a quella della casalinga tarantina Vincenza Labriola, uscita dal MoVimento per andare nel Misto della Camera, poi seguire Gennaro Migliore e gli ex vendoliani di Sel in Led-Libertà e diritti, componente di sinistra-sinistra del Misto, quindi tornare nel Misto semplice fra i "non iscritti ad alcuna componente" e infine diventare berlusconiana pure lei in Forza Italia.

E poi.

Luis Alberto Orellana, candidato alla presidenza del Senato dai grillini ad inizio legislatura, ora milita insieme a sudtirorolesi, senatori a vita, valdostani e socialisti nel gruppo per le Autonomie del Senato, dove - fino a poco tempo fa - l'ha affiancato Lorenzo Battista, ora neo dalemian-bersaniano.

Ivan Catalano, dopo un passaggio come rappresentante del Partito liberale italiano, ora milita insieme all'altra ex grillina Mara Mucci insieme ai seguaci di Mario Monti, non propriamente la quintessenza del grillismo, e a quelli di Stefano Parisi in un gruppo che si chiama "Civici e Innovatori-Energie per l'Italia", cioè esattamente la lampadina di Parisi.

Non manca nulla, nemmeno un eurodeputato, il bergamasco Marco Zanni, che, in nome del sovranismo, ha mollato la compagnia grillina per andare nel gruppo dei leghisti di Matteo Salvini, insieme anche a Marine Le Pen.

E poi ci sono la "pasionaria" marchigiana Serenella Fuksia, ora una delle più severe critiche dei pentastellati, passata con i liberali e Idea nella Federazione delle libertà, saldamente ancorata nel centrodestra, fra i seguaci dell'ex ministro Gaetano Quagliariello.

O Fabiola Anitori e Adele Gambaro, uscite praticamente insieme dal MoVimento e andate nel Misto, dove hanno costuito il GAP, Gruppo Azione Popolare, poi trasfigurato in Gruppo Azione Partecipazione Popolare, che avrebbe dovuto essere una cosa di sinistra-sinistra.

Ora Fabiola milita fra i residui alfaniani di Alternativa Popolare, mentre la genovese Adele è volata nelle truppe di Denis Verdini.

Volata, letteralmente, visto che il gruppo si chiama Ala.

E le Stelle (cinque) stanno a guardare.

 

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