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Accettate il Consiglio (30) - La senatrice nel limbo di Massimiliano Lussana

07 Marzo 2018

C'è una senatrice della Repubblica, per di più una senatrice a vita nominata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con l'atto più sacro, alto e nobile fra i poteri presidenziali, che "di fatto" è in un limbo parlamentare.

Senatrice a tutti gli effetti, ma non ancora senatrice con un gruppo parlamentare, l'annuncio del presidente Pietro Grasso in aula, l'applauso e le congratulazioni dei colleghi.

Nemmeno gli arancini alla buvette di Palazzo Madama.

Una figura giuridica che ancora non avevamo mai visto nelle diciassette legislature repubblicane e in oltre settant'anni di Repubblica Italiana.

La signora in questione si chiama Liliana Segre ed è stata nominata senatrice a vita - la quarta della storia della Repubblica dopo Camilla Ravera, Rita Levi Montalcini ed Elena Cattaneo - dal presidente Mattarella il 19 gennaio 2018, in occasione dell'ottantesimo anniversario della proclamazione delle leggi razziali in Italia, l'ora più buia della nostra storia.

Una nomina commovente e di una forza simbolica dirompente, perché Liliana Segre è una dei venticinque bambini sotto i quattordici anni sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, alla sua follia, alla cancellazione dell'uomo e dell'umanità.

Quando sono entrati, vivi, i bimbi erano 776.

Ne mancano 751 e con loro i loro genitori, i loro parenti, i loro affetti. Hanno rubato tutto, persino la loro infanzia, che è la cosa più preziosa e bella che si possa avere.

Insomma, una nomina sacrosanta, quella di Mattarella.

Il problema è che, sino ad ora e con ogni probabilità sino al 23 marzo, data della prima seduta delle nuove Camere, sarà anche una sorta di nomina clandestina. Perché, contrariamente a quanto succede spesso con sedute convocate anche a Camere sciolte per annunciare decreti legge e adempimenti urgentissimi, la forza tranquilla e un po' tisanica del governo Gentiloni ha portato a non convocare praticamente più le Camere dopo lo scioglimento mattarelliano: due sedute alla Camera, una per comunicazioni del presidente e una per la relazione sulle missioni internazionali, il 9 e il 17 gennaio, e una sola al Senato, anche stavolta per comunicazioni presidenziali.

Quindi, come detto "Liliana Segre - senatore a vita di nomina del Presidente della Repubblica - nata a Milano il 10 settembre 1930 - residente a Milano e imprenditore" è senatrice dal 19 gennaio 2018.

Ma l'ultima seduta del Senato della Repubblica, al momento, è quella del 9 gennaio 2018, tredici minuti di "Comunicazioni del presidente", necessari e sufficienti sostanzialmente per permettere a Grasso di annunciare lo scioglimento delle Camere, il subentro di un senatore e per qualche schermaglia procedurale.

Così, di fatto, Liliana Segre - senatrice, senatricissima - non ha ancora potuto scegliere a quale gruppo parlamentare aderire, non ha ancora potuto essere "annunciata" all'aula, non ha ancora potuto salutare i suoi neocolleghi, destinati a cambiare in gran parte fra pochi giorni. E non ha potuto assaggiare gli arancini.

Come una nuova figura giuridica, del tutto inedita nella storia della Repubblica: il senatore, sì, ma solo un po'.

Almeno fino al 23 marzo.

 

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