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ACCETTATE IL CONSIGLIO (32) - Rosy, la deputata che non entrerà a Montecitorio di Massimiliano Lussana

14 Marzo 2018

Quando la scorsa settimana Paolo Ripamonti e Sara Foscolo, sempre efficientissimi nella comunicazione, avevano mandato un comunicato dal titolo "L'incontro dei parlamentari savonesi della Lega con Matteo Salvini" e nelle foto non c'era Rosy Guarnieri, tutto è stato drammaticamente chiaro.

Il corpo di Rosy, che aveva retto fino alla fine, fino alla gioia di vedere il sorpasso leghista su Berlusconi e al miglior risultato della storia del Carroccio e alla sua elezione inattesa e per questo ancor più bella, si era spento dopo aver provato tutte queste gioie.

E, per l'appunto, poche fra le elezioni dei parlamentari leghisti erano state meritate, inattese e avevano reso felici tutti come quella di Rosy Guarnieri.

Perchè Rosy, ex sindaco di Albenga, siciliana da sempre orgogliosa del suo essere leghista e del suo essere siciliana, è stata costantemente una delle anime della Lega del ponente, immagine del Carroccio identitario, radicato sul territorio, sempre presente nelle manifestazioni di piazza, di lotta e di governo.

Amata dai suoi concittadini e percepita come vittima di una congiura interna al centrodestra ingauno, innamoratissima della sua città e innamoratissima del suo partito.

Passionale di una passione politica rara, capace di emozionare e di emozionarsi, di incazzarsi (non trovo termine tecnico più adatto al modo di essere di Rosy) per un torto vero o presunto subito non da lei, ma da Albenga. E sempre pronta a buttarsi anima e corpo nel derby con Alassio.

Senza soppersare i motivi di presunta opportunità politica, ma pronta ad andare in nome di un'idea anche contro la sua maggioranza, ad esempio sul piano regionale sull'ospedale di Albenga che non condivideva.

Eppure, non si trova uno, neanche di coloro che venivano attaccati sui temi specifici, che abbia mai pensato che Rosy era in malafede o che faceva battaglie interne per briciole di potere o porzioni di torta.

E basta vedere le reazioni della comunità del Carroccio, a partire dal segretario Edoardo Rixi, per leggere quanto fosse amata, apprezzata, sentita come "una di noi". Quasi una versione in gonnella, esattamente speculare, di Bruno Ravera, che non a caso si rifugiava ad Albenga ogni volta che poteva, con la sua Smart lanciata come un missile sulla A10, con le finiture di scotch beige che tenevano chiusi i finestrini e le portiere.

E' in giorni come domenica scorsa che ci si accorge quanto la Lega sia "comunità" identitaria, dove nei momenti veri vengono meno screzi, correnti, simpatie, storie. Ma si è semplicemente leghisti.

E Rosy era una di loro, così come lo è colui che le subentrerà a Montecitorio e che verrà dall'altro lato della regione, visto che lei aveva accettato di buon grado il quarto posto nel listino del ponente, ultimo e quasi impossibile, ma che lo straordinario risultato leghista ha reso utile per l'elezione di Rosy.

Così le sue battaglie verranno portate avanti da Lorenzo Viviani, biologo e pescatore spezzino che ha anche sottoscritto come altri nove colleghi di Carroccio il breviario degli impegni di Confartigianato Liguria, che è già un abbozzo di programma di governo.

Ma, senza nulla togliere a Viviani, per noi tutti, Rosy rimarrà sempre deputata nel cuore. Eletta, ma senza riuscire ad essere proclamata ufficialmente e ad entrare dal portone principale di Montecitorio.

Onorevole davvero, senza che la parola abbia un retrogusto sgradevole o trombonesco.

Rosy, onorevole per sempre.

 

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