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Accettate il Consiglio (40) - La strana sorte dei senatori a vita e Casini che lo è senza esserlo di Massimiliano Lussana

11 Aprile 2018

A un certo punto, con la riforma costituzionale renziana, sembravano destinati all'estinzione, esattamente come il Senato.

Poi, il referendum ha cancellato la riforma, preservato Palazzo Madama e quindi anche i senatori a vita.

E quindi, ai sensi del primo comma dell'articolo 59 della Costituzione: "È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica", cioè oggi - dopo la scomparsa di Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi - Giorgio Napolitano, che ha anche presieduto le prime due sedute del Senato di questa legislatura, come componente più anziano.

E poi ci sono quelli del secondo comma dell'articolo 59: "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Un comma che Sandro Pertini interpretò nel senso di nominarne cinque solo lui, mentre tutti gli altri Capi dello Stato lessero come cinque in totale di nomina presidenziale. E oggi quindi sono cinque.

Ecco, i "cinque più uno" hanno fatto scelte molto differenti: due, l'architetto genovese Renzo Piano e il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia sono gli unici due senatori che non risultano iscritti a un gruppo parlamentare nei primissimi giorni di legislatura. Ma tutto fa pensare che torneranno al Gruppo per le Autonomie a cui erano iscritti nella passata legislatura.

Altri due, la neonominata sopravvissuta ai campi di sterminio dove era stata imprigionata da bambina Liliana Segre, e l'economista ed ex presidente del Consiglio Mario Monti hanno scelto il Misto, senza ulteriori aggettivi.

Ed è curioso di come Monti non avrebbe disdegnato il "Gruppo per le Autonomie", dove però non l'hanno voluto, identificandolo come colpevole di tagli alle Regioni a statuto speciale.

Gli ultimi due, l'ex presidente Napolitano e la scienziata Elena Cattaneo, i più attivi in Parlamento fra i sei, hanno invece optato nuovamente per il "Gruppo per le Autonomie" come avevano fatto nella scorsa legislatura, perpetuando una tradizione di alleanza dei senatori a vita con i partiti che tutelano le minoranze linguistiche che parte da Gianni Agnelli per arrivare a Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi ed Emilio Colombo, oltre agli stessi Piano e Rubbia.

E così i cittadini che hanno illustrato la Patria si trovano in buona compagnia con i rappresentanti della Sudtiroler Volkspartei, del PATT che è il Partito Autonomista Trentino Tirolese, con il cortesissimo senatore dell'Union Valdotaine Albert Laniece, rimasto l'unico rappresentante dell'autonomismo valdostano in Parlamento, dopo che i Cinque Stelle hanno espugnato il collegio della Camera, e con lo storico sottosegretario alle Autonomie, il piddino Gianclaudio Bressa.

In più, con loro, c'è Pierferdinando Casini, eletto in quota "Civica popolare - Lorenzin" in un collegio uninominale di Bologna centro, candidato dal Pd e da tutto il centrosinistra.

Casini, che è stato anche presidente della Camera, è alla decima legislatura, otto da deputato e due da senatore.

In fondo, senatore a vita pure lui.

Anche senza nomina.

 

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