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Accettate il Consiglio (58) - Calderoli, il presidente re dell'ironia di Massimiliano Lussana

13 Giugno 2018

Non c'è niente da fare.

Che il presidente del Senato fosse Marcello Pera, Franco Marini, Piero Grasso o, oggi, Maria Elisabetta Alberti Casellati, cioè le quattro legislature in cui l'esponente del Carroccio è stato vicepresidente di Palazzo Madama, il nome di Roberto Calderoli è una certezza.

Perché, al di là dell'aneddotica leghista un po' truce, è quello che presiede meglio di tutti l'aula del Senato.

E perché Roberto Calderoli ha una simpatia e un calore umano, conditi di ironia, che lo fanno apprezzare moltissimo dai suoi colleghi senatori.

Esattamente come tutta la sua famiglia di dentisti bergamaschi apprezzatissimi dai pazienti: "Se te ghet ol carol, te ghet de 'ndà dal Calderol...", "Se hai la carie devi andare da Calderoli".

Del resto, da sempre la famiglia Calderoli è attivissima in politica, così come nell'odontoiatria, da quando lo zio Innocente fondò il Movimento Indipendentista Bergamasco, gruppo di opinione orobico che aveva uno slogan secco ed efficace: "Bergamo nazione, tutto il resto è meridione", senza peraltro precisare se anche Bergamo bassa andasse considerata nel Sud.

Insomma, sta di fatto che, anche se le sedute svolte finora si contano sulle dita delle mani, il vicepresidente leghista di Palazzo Madama, ha già lasciato il segno.

Anche su temi apparentemente non divertentissimi come la votazione del disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A.».

Ad esempio, alla senatrice piddina Monica Cirinnà che gli diceva: "Signor presidente, visto che non voglio abusare del mio tempo, sorvolo sui costi relativi alle operazioni di scalo e chiedo di poter depositare questa parte del mio intervento perché venga allegata al resoconto della seduta odierna", Calderoli ha replicato suadente: "Sorvoli pure, si tratta anche di Alitalia!".

E la Cirinnà, con sguardo sognante: "Signor Presidente la sua ironia è sempre meravigliosa, ci fa sempre tornare il sorriso. Sono sempre contenta quando la vedo".

Il giorno dopo, c'era il voto finale sul provvedimento e l'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, oggi senatore eletto nel centrosinistra e iscritto al gruppo parlamentare degli autonomisti con senatori a vita, sudtirolesi, autonomisti trentini-tirolesi ed esponenti dell'Union Valdotaine, ha esclamato ridendo: "C'è la maggioranza!", così sdrammatizzando e sciogliendo nella zeta alla besciamella bolognese la situazione della crisi di governo infinita.

E Calderoli, immediatamente: "Senatore Casini, non faccia il singolare del suo cognome!".

Fra gli applausi scroscianti dei senatori pentastellati, di quelli salviniani e del senatore del gruppo misto Maurizio Buccarella, ex del MoVimento Cinque Stelle non accettato nel gruppo di elezione per le vicende dei rimborsi della passata legislatura, ma ancora in organico ai grillini, tanto da affrettarsi a comunicare che avrebbe votato la fiducia al "governo del cambiamento" con Luigi Di Maio.

Incassato l'applauso, il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli ha concluso: "A questo punto, dal momento che siete stati bravi, mi accingo a sospendere la seduta".

Perfetto, simpatico e amatissimo maestrino dalla penna verde.

 

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